Descrizione
Mistico nasce da sei ettari di Primitivo su terra rossa ricca di scheletro siliceo-calcareo e humus, in Contrada Tafuri a Castellaneta, ai piedi della Murgia. L’Archetipo lavora in agricoltura sinergica: nessun intervento chimico, nessuna aratura, l’ecosistema del vigneto lasciato libero di autorigenerarsi. Il Mistico è l’espressione più spinta di questa filosofia: viene prodotto solo quando le condizioni permettono l’appassimento dei grappoli direttamente sulla pianta, con vendemmia tardiva a fine ottobre. Fermentazione spontanea con lieviti indigeni, macerazione sulle bucce di otto mesi, affinamento in botti grandi di rovere, riposo prolungato in bottiglia. Il vino non viene né chiarificato né filtrato.
Rosso rubino di grande concentrazione, quasi impenetrabile. Al naso trasporta immediatamente nella macchia mediterranea: mirto, ginepro, corteccia, poi frutta rossa surmatura, prugna secca, spezie dolci e una nota salmastra che ricorda la vicinanza dei due mari. In bocca è potente e muscoloso, la componente alcolica è importante ma mitigata da una freschezza inaspettata e da una sapidità che porta il sorso in lunghezza. Finale interminabile, meditativo.
Analisi organolettica
- Colore: Rosso rubino profondo, quasi impenetrabile
- Profumo: Macchia mediterranea in primo piano: mirto, ginepro, corteccia, poi frutta rossa surmatura, prugna secca, spezie dolci, nota salmastra
- Gusto: Potente e muscoloso, freschezza inaspettata, sapidità minerale, finale interminabile e meditativo
Come servirlo
- Temperatura di servizio: 16-18°C
- Bicchiere: Ballon di grande capacità
- Consiglio: Consigliato, almeno un’ora prima; in bottiglia tenere posizione verticale per stabilizzare il deposito
- Longevità: 10 anni e oltre dall’annata
Abbinamenti consigliati
- Agnello al forno
- Capretto arrosto
- Selvaggina
- Cioccolato fondente per meditazione
- Formaggi di lunga stagionatura
Il produttore
L’Archetipo è un’azienda familiare di Castellaneta, ai piedi della Murgia in provincia di Taranto. Francesco Valentino Dibenedetto, agronomo e contadino, avvia negli anni Ottanta la conversione al biologico, poi negli anni Duemila passa alla biodinamica. Nel tempo abbandona anche l’aratura per abbracciare l’agricoltura sinergica ispirata al pensiero del giapponese Masanobu Fukuoka: nessun intervento chimico, nessuna lavorazione del suolo, l’ecosistema come unità viva che si autorigenera. Venti ettari coltivati con Primitivo, Aglianico, Susumaniello, Fiano, Marchione e Maresco, gestiti dalla famiglia Dibenedetto con i quattro figli.












